
Contrappongo bandierine al vento a coloro che si collegano in modalità smart working nell’ambulatorio medico, mentre fingono di aspettare il turno per la visita del pargolo ventenne. Fingono, è chiaro, perché intanto che sostano nel corridoio si fanno vedere impegnati in conversazioni di lavoro in cui discutono di progetti, chiedono un confronto con i membri dello staff, nominano preventivi relativi alla regione ed enti vai. Insomma, ci dicono che qui abbiamo a che fare con i pilastri della vita pubblica del nostro paese. Il secondo atto di queste colonne portanti dal medico inizia marcando lo spazio, per questo assumono pose disinvolte, salutano medici e infermieri, per dare un chiaro segnale agli altri che pazienti e cioè che loro gli passeranno avanti.
Mostro la carta delle bandierine anche a quelli che indossano l’abito mentale all’ultima moda, cioè minimizzano le enormi tribolazioni altrui, accompagnandole con risolini di scherno e ad amplificano le disgrazie delle loro unghie spezzate. Il loro è un costume a forti tinte di menefreghismo esasperato, con venature di egoismo e ampie sfumature di indifferenza.
Quasi certa di compiere il reato di lesa maestà, sventolo le mie bandierine colorate anche davanti ai reali incompresi. Coloro che si mettono sul gradino più alto della scala, dove io non vedo nessuna scala e a quelli dei sarcastici riprova, fa’ la giravolta, poi falla un’altra volta.
Saranno gli spicchi al vento delle bandierine a chiamare le convinzioni, come il canto delle sirene. Sarà che, una volta acciuffate, le convinzioni, alla maniera di animale in vena di dolcezze, si mettono sottosopra, svelando un vuoto pieno di probabili smentite. Chi può dirlo. Comunque, bandierine sempre.
Ho visto dei monaci che appendevano bandierine per pregare. Trovando meraviglioso il gesto, ho pensato: “Perché no?”.
mgs