Un’altra strada per il mare

La primavera è iniziata, tra poco ritroveremo il mare. Sarà lo stesso degli anni scorsi? Intendo dire della macchina e della fila da cui fuggire, di partire presto al mattino, della sabbia addosso, da togliere prima di ripartire. Scorrono le immagini degli anni passati, come un film già visto. L’inverno è il tempo necessario per riavvolgere il nastro, che adesso è pronto per essere proiettato. Ti chiedi se si ripeterà tutto al solito modo, ancora una volta, un po’ per paura, un po’ per trovare un’altra strada per il mare. La paura di cambiare limita la fantasia, certamente. E’ scoraggiante, per giunta. Penso a quando c’è molto da fare in casa e temi di non farcela, ma ce l’hai sempre fatta e allora perché adesso dovrebbe essere diverso?

Leggerezza, andarci con leggerezza, senza troppi pesi, sicuri di sé, sentirsi bene, anche fighi. Stendere l’asciugamano in scioltezza e con un pizzico di noncuranza se non è tutto perfetto, che poi lo è. Tuffarsi. Ecco come andarci. E poi percorrere la strada del sentirsi ed essere nel posto giusto, al momento giusto. Aprire la mente a quei pensieri che nella vita di tutti i giorni non si mostrano, ma ci sono.

Che altro? Si potrebbe affittare un gommone e andarsene verso il largo, anche se questo significa già essere al mare. Quindi si tratta di un’altra strada per viverlo, anch’essa da trovare.

mgs

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Impulso di scrittura giornaliero
Hai una citazione sulla base della quale vivi la tua vita o a cui pensi spesso?

Il tempo fugge.

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Cardiochirurgia

La lama del bisturi affonda nei ricordi,

seziona sentimenti mal tarati sulla giusta

intensità, per non dar fastidio.

Qualcuno calpesta il tuo cuore

e tu per il mondo non esisti più.

La pinza chirurgica trova una carezza inattesa,

preziosa. La sistema insieme a sciarpe e piumini,

messi a riparare dall’aria gelida d’inverni capitati,

come se la vita, allora, fosse un’estrazione a sorte

di giorni dati a caso.

Nei crocevia nessuno regalava

un buon consiglio sulla strada da prendere.

Garze e suture a fermare l’emorragia

del riaffiorare di quelle volte che si stava sull’uscio

con indosso giacca e borsa a tracolla,

con l’impazienza di vivere,

e non si viveva mai abbastanza.

mgs

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Novità

Ho pensato di scrivere un breve racconto, ispirato dai ricordi di infanzia. In particolare ho esplorato le dinamiche presenti nel rapporto madre e figlia. Un legame intenso basato su gesti semplici, le cose condivise. Nelle pagine si intravvedono le sfide future, che mettono alla prova quel legame e i sentimenti forti che ne scaturiscono. Un piccolo incidente con la bici costringe entrambe a crescere all’interno della relazione. La spinta a resistere è l’essenza, la forza vitale tutta al femminile. Questo impulso non si spiega, si sente. E’ uno spirito sopito a causa delle vicissitudini e poi ridesto grazie alla scrittura. Lo scenario che accoglie e suggella la loro unione è la Sicilia della fine degli anni ‘70. Per tutta la famiglia fu un’esperienza significativa, tanto da diventare luogo dell’anima. La costa siracusana, con i suoi colori vivi anche d’inverno, troverà un posto speciale nella bambina. Ne esce una foto, custode di un momento fatto di emozioni, speranze, aspettative e voglia di vivere. Un momento che dura da allora. E’ ciò che rimane di un rapporto intenso, in cui si amalgama bene il desiderio di stare insieme e quello di prendere il volo.  

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Il regalo di Medusa

La vita non è un gioco ad essere i più potenti, più ricchi o chissà che altro. Quindi ora basta, lasciatemi in pace. La vita è una sfida? Boh! Ci vuole coraggio, però. A guardare il dolore in faccia, voglio dire. Non che ti sia indifferente, come potrebbe essere altrimenti, ti chiama. Eccome se ti chiama. Fai capire che non gradisci il suo interesse, voltandoti dall’altra parte. Ti richiama, ma non hai orecchie per sentire. Poi ti giri di scatto: “Che diavolo vuoi da me?”, rispondi piena di paura e rabbia, nient’altro. Non ce la fai, pensi. La tristezza del mondo trova quasi sempre il modo di raggiungerci, diceva uno scrittore, così anche la sofferenza, che bussa alla spalla di sorpresa, come un passante, facendo finta di chiederti un’informazione. Perciò, girandoti per cortesia, lo vedi, occhi negli occhi. Ci vuole coraggio, sì. Altro non so.

Non so perché rimango a guardare il dolore che ha un volto di donna. In confronto sono grande come una mollica, eppure non abbasso lo sguardo. Non potrei, neanche se lo volessi. Sto qui per curiosità, per quale motivo? Sospetto che qualcosa di quegli occhi sia anche nei miei, da prima, non da ora che li fisso.

Io non ti taglierò la testa, innanzitutto perché un po’ di te è anche in me. Soprattutto vorrei sapere qualcosa in più. Di che? Ma di questo dolore insostenibile, per esempio. Io ci provo a fronteggiarlo, non per molto ci riesco. Ho bisogno di fuggire, andare via. Cerco un conforto, che è effimero, certo. D’altronde non posso fare di meglio. Ho bisogno di rifugiarmi nel cuore della notte, quando il silenzio culla le paure e si trova quasi sempre una carezza nei ricordi, nei pensieri. Allora, se dovessi incontrarlo ancora e se si piazzasse di fronte in pianta stabile, io andrò ad abitare su un faro, da sola, lontana da tutto e tutti. Inizierei così uno sciopero dalla vita, senza soluzione di continuità. Quindi, il piano B ce l’ho.

Il mostro mi guarda dirigendo il dolore, che diventa una verità assoluta. Rimesta nelle viscere, come l’aquila di Prometeo, reo di tracotanza per aver donato il fuoco agli umani. Bisognerebbe precisare che tanto mostro non è. Comunque, sono pigra e pacifista, soprattutto pigra, anche per questo non mi sogno di tagliargli neanche un serpentello dei suoi capelli. Mi confonde le idee, smantella i pregiudizi, intendo quelli che le attribuiscono il peggio. Secondo me si avvale della capacità di suscitare malia e orrore, ambiguità di fondo che le ha fatto guadagnare una brutta nomea.

Adesso guardo in fondo agli occhi di Medusa e lei mi ripaga così, pensando di farmi un bel regalo!

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Modalità vacanza

– Astronave Andromeda chiama Terra. Passo.

– Ti sentiamo Andromeda, cosa vedi? Passo. 

– Senza dubbio da qui la vita è molto bella. Passo.

– Riesci a capire come può accadere? Passo.

– Posso dire che è semplice. Vedo il cielo turchino e ascolto le fronde degli alberi, i panni stesi al sole muoversi al capriccio di un refolo di vento. Passo.

– Ti riferisci alla nostra dimensione? Passo.

– Non esattamente, perchè ho un’allegra percezione del futuro. Passo.

– Ah, capisco. Intendi dire che ti muovi tra più dimensioni? Passo.

– Sì, sento un’attrazione forte per la musica sudamericana, che mi porta a pensare di iscrivermi a un corso di ballo a settembre.

– Quindi, un ottimismo alla vecchia maniera, fatto di grandi progetti. Passo.

– Esatto, ma vedo anche i momenti vissuti. Da qui soddisfano anche gli animi più esigenti. Passo.

– Andromeda non ti sento più. Ti stiamo perdendo, cosa succede? Passo.

– Nessun problema, io vi sento. Provate a spostarvi nella mia dimensione. Passo.

– Dammi le coordinate giuste. Passo.

– Va bene, ma state attenti c’è un’interferenza molto forte.

– A cosa ti riferisci Andromeda? Passo.

– Da qui si capisce molto bene, è un meccanismo ripetitivo, ci rende simili a galline giocattolo. Ogni tanto curviamo la testa e guardiamo di sbieco, chiedendoci cosa accade, poi ricominciamo a beccare nella totale inconsapevolezza. Passo.

– E che altro vedi? Passo.

– Vedo il luccichio del mare, ha un sapore argentino. Il tempo si distende e procede benevolente, anzi, direi rassicurante. Tutto sembra vada per il meglio. Passo.

– Grazie, Andromeda, noi ci siamo resettati e abbiamo calcolato che farai rientro nella dimensione giusta. Passo.

– Meraviglioso, pianeta Terra. Ricevuto e confermato, passo e chiudo.

mgs

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Stabilità

Presenze stabili svettano accarezzate dai raggi del sole, formano una struttura immaginaria, un tempio da abitare. Un qualcosa che allude all’ordine unito all’eleganza garbata. E’ bellezza, non dovere o obbedienza. Quelli sono i templari, gli alberi. Custodiscono il santo graal. Ma cos’è? Scoprire che siamo parte di tutto, da sempre e che c’è qualcuno che protegge questo mistero? E’ un luogo in cui trovarsi. Ci vogliono occhi per sentire, non basta vedere. C’è bisogno di cercare e si trova, in luoghi inaspettati. Qualcosa di sacro sta lì, tra i guardiani, ti cattura. Poi fugge via e chissà dove riapparirà, ma c’è.

mgs

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Sisifo è anche femmina

Io devo insistere, dire e ridire le cose per essere capita. Se non basta e quasi mai basta, ho bisogno di affinare la comunicazione, cambiare le parole, cosicché arrivino giuste agli altri. Seppure spesso volatile, vorrei essere incisiva, ma ora non con quella o quell’altra persona, lo vorrei essere nei confronti della vita. Questa entità spartita tra di noi, frantumata come un prisma in tante vite. La vita è molteplice, al tempo stesso rimane unica. Direi che fa poca fatica ad essere originale, dato che il suo genere è inimitabile. Siamo amiche dispettose io e lei. Io spezzetto la materia, disperdendomi al di fuori e capita pure che mi perdo. Lei non ha ripensamenti, almeno così pare. “Dai facciamo a braccio di ferro”, le dico spavalda. Lei è forte, non c’è dubbio. Vorrei incidere sul suo volto una ruga, di quelle che ha inciso più o meno dolcemente sul mio. Vorrei dire: “Ecco!”, indicando qualcosa di compiuto che lasci il segno. Figuriamo se le chiedo uno sconticino sulla fatica morale e/o fisica in quanto donna. Nessuno deve farsi male, ci tengo a dirlo, per rimarcare un’accortezza che forse lei non ha. Cerco di farla sentire un po’ in difetto, ma non so se ci riesco. Vorrei solo un corpo a corpo per sentire la sua verità, il suo essere vera, come quando alcuni fanno sport estremi o cose pericolose per sentirsi vivi. Quando sento dire che l’esistenza è una maratona, non i 100 metri, penso sia esatto. Infatti, prendo atto che un’azione non è mai lineare, forma piuttosto un arzigogolo, portando con sé uno sciame di azioni tortuose, complicate, utili per arrivare al risultato. Sì, a volte l’esito è scarso, direi irrilevante, se ragionassi nella logica dell’incisività. D’altronde il mio compito è innanzitutto prendere atto. Dire, fare, aspettare e soprattutto ragionare, per ponderare le azioni e le reazioni. Con il righello valuto la mia posizione. Ah, lei è anche più abile di me. Quando mi interroga a sorpresa, inizia con indolenza: “Vediamo cos’hai fatto di rilevante in questi anni …”. Ed io giù a snocciolare le prodezze per farla contenta. Ma, se ci penso bene, potrei rispondere che ho voluto consumarla, perché lei non consumasse me, senza che potessi fare niente. Due respiri, un unico respiro, ma anche in questo caso lei è di più. E’ sempre di più.

Sogno di volare innalzarmi e svolazzare leggera, provando l’emozione dell’altezza. E così, potente e leggera, assecondo la vertigine di cadere per riprendere quota. Voglio superare i limiti, volare come un uccello, valicare i confini fisici tipici della mia piccola dimensione fisica e morale. Anche lei è grande, grandissima, a tratti meschina, in ogni caso s’impone come titolare di estrosità. Io non ho il patentino, non me lo posso permettere, eppure la imito. Sisifo è anche femmina, nel coraggio, nella sfrontatezza mista a incoscienza, che si esprime in un gioco a sfidare la vita e a divertirsi con lei, quando è possibile. Rinnegarla no, questo sarebbe un peso troppo grande da portare.

mgs

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Intermezzo

Il cielo dicembrino bianco e grigio di nuvole compatte si porta a spasso l’aria natalizia come amica. Insieme annunciano il ritorno di qualcosa di bello da rivivere a breve. Le stagioni, questo cielo con la sua atmosfera passano, ritornano, non cambiano, ci sono. Le amiamo in quanto certezze necessarie, oppure le amiamo e basta, perché ne siamo dentro. Aspetto che facciano il loro corso. Come si fa al luna-park guardo la giostra che va su e torna giù, seguo il giro con la testa e un sorriso trionfante nella risalita.

mgs

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Le regole del gioco

Foto Parco S. Maria della Pietà – Roma

Togliere tutti e stare con tutti.

Serve una serranda,

ci vuole una spazzola e un secchio?

Dicono bene del distacco, invece.

Devo stare dalla mia parte

e dall’altra, ma come?

Dalla mia parte sempre,

poi tendere verso l’altra parte.

Va bene. No, abbandonare la postazione

di partenza non c’entra.

Qualcuno ha capito?

A parte l’equivoco della trincea,

dove si tendono archi e frecce, intendo.

Ma no, è un gioco.

C’è chi lo dice e che però

sfugge di mano e diventa grave.

Allora, si faccia avanti

un tecnico capace di spiegare

le regole. Su, forza!

Cerco un porto franco

con le palme, la piscina e tutto.

Guardo il cielo, le sue nuvole bianche.

Non so se esisto veramente.

Che vado pensando …

Segui il filo rosso, troverai il tesoro,

il senso della vaghezza,

leggera e cruda come la vita.

Mia è la stoffa, la stessa

di cui sono fatti i sogni.

La stessa, per me, per voi.

Questo lo capisco.

mgs

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