Maggio e giugno non chiamateli mesi, sono troppo brevi per essere pensati come si deve. Li trovo modesti, perché in silenzio rigenerano attese, promesse e speranze, simili a rivoli d’origine carsica. Nel tempo dato loro, che irradia le ore del vivere quotidiano, ruscelletti vengono alla luce, per tuffarsi nel lago che s’espande nel petto. Chi le ferma più la luce del giorno e le neonate acque rigogliose! E’ voglia di vivere che dura, finchè dura l’arrivo dell’estate. Se fuggono e maggio e giugno fuggono, bisogna aspettare i prossimi. E’ questo il fascino e l’inquietudine del desiderio non ancora realizzato. La forma definita della vita vissuta e i bordi immaginati della forma che avrà.
mgs