Sisifo è anche femmina

Io devo insistere, dire e ridire le cose per essere capita. Se non basta e quasi mai basta, ho bisogno di affinare la comunicazione, cambiare le parole, cosicché arrivino giuste agli altri. Seppure spesso volatile, vorrei essere incisiva, ma ora non con quella o quell’altra persona, lo vorrei essere nei confronti della vita. Questa entità spartita tra di noi, frantumata come un prisma in tante vite. La vita è molteplice, al tempo stesso rimane unica. Direi che fa poca fatica ad essere originale, dato che il suo genere è inimitabile. Siamo amiche dispettose io e lei. Io spezzetto la materia, disperdendomi al di fuori e capita pure che mi perdo. Lei non ha ripensamenti, almeno così pare. “Dai facciamo a braccio di ferro”, le dico spavalda. Lei è forte, non c’è dubbio. Vorrei incidere sul suo volto una ruga, di quelle che ha inciso più o meno dolcemente sul mio. Vorrei dire: “Ecco!”, indicando qualcosa di compiuto che lasci il segno. Figuriamo se le chiedo uno sconticino sulla fatica morale e/o fisica in quanto donna. Nessuno deve farsi male, ci tengo a dirlo, per rimarcare un’accortezza che forse lei non ha. Cerco di farla sentire un po’ in difetto, ma non so se ci riesco. Vorrei solo un corpo a corpo per sentire la sua verità, il suo essere vera, come quando alcuni fanno sport estremi o cose pericolose per sentirsi vivi. Quando sento dire che l’esistenza è una maratona, non i 100 metri, penso sia esatto. Infatti, prendo atto che un’azione non è mai lineare, forma piuttosto un arzigogolo, portando con sé uno sciame di azioni tortuose, complicate, utili per arrivare al risultato. Sì, a volte l’esito è scarso, direi irrilevante, se ragionassi nella logica dell’incisività. D’altronde il mio compito è innanzitutto prendere atto. Dire, fare, aspettare e soprattutto ragionare, per ponderare le azioni e le reazioni. Con il righello valuto la mia posizione. Ah, lei è anche più abile di me. Quando mi interroga a sorpresa, inizia con indolenza: “Vediamo cos’hai fatto di rilevante in questi anni …”. Ed io giù a snocciolare le prodezze per farla contenta. Ma, se ci penso bene, potrei rispondere che ho voluto consumarla, perché lei non consumasse me, senza che potessi fare niente. Due respiri, un unico respiro, ma anche in questo caso lei è di più. E’ sempre di più.

Sogno di volare innalzarmi e svolazzare leggera, provando l’emozione dell’altezza. E così, potente e leggera, assecondo la vertigine di cadere per riprendere quota. Voglio superare i limiti, volare come un uccello, valicare i confini fisici tipici della mia piccola dimensione fisica e morale. Anche lei è grande, grandissima, a tratti meschina, in ogni caso s’impone come titolare di estrosità. Io non ho il patentino, non me lo posso permettere, eppure la imito. Sisifo è anche femmina, nel coraggio, nella sfrontatezza mista a incoscienza, che si esprime in un gioco a sfidare la vita e a divertirsi con lei, quando è possibile. Rinnegarla no, questo sarebbe un peso troppo grande da portare.

mgs

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Ho 48 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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