
– Astronave Andromeda chiama Terra. Passo.
– Ti sentiamo Andromeda, cosa vedi? Passo.
– Senza dubbio da qui la vita è molto bella. Passo.
– Riesci a capire come può accadere? Passo.
– Posso dire che è semplice. Vedo il cielo turchino e ascolto le fronde degli alberi, i panni stesi al sole muoversi al capriccio di un refolo di vento. Passo.
– Ti riferisci alla nostra dimensione? Passo.
– Non esattamente, perchè ho un’allegra percezione del futuro. Passo.
– Ah, capisco. Intendi dire che ti muovi tra più dimensioni? Passo.
– Sì, sento un’attrazione forte per la musica sudamericana, che mi porta a pensare di iscrivermi a un corso di ballo a settembre.
– Quindi, un ottimismo alla vecchia maniera, fatto di grandi progetti. Passo.
– Esatto, ma vedo anche i momenti vissuti. Da qui soddisfano anche gli animi più esigenti. Passo.
– Andromeda non ti sento più. Ti stiamo perdendo, cosa succede? Passo.
– Nessun problema, io vi sento. Provate a spostarvi nella mia dimensione. Passo.
– Dammi le coordinate giuste. Passo.
– Va bene, ma state attenti c’è un’interferenza molto forte.
– A cosa ti riferisci Andromeda? Passo.
– Da qui si capisce molto bene, è un meccanismo ripetitivo, ci rende simili a galline giocattolo. Ogni tanto curviamo la testa e guardiamo di sbieco, chiedendoci cosa accade, poi ricominciamo a beccare nella totale inconsapevolezza. Passo.
– E che altro vedi? Passo.
– Vedo il luccichio del mare, ha un sapore argentino. Il tempo si distende e procede benevolente, anzi, direi rassicurante. Tutto sembra vada per il meglio. Passo.
– Grazie, Andromeda, noi ci siamo resettati e abbiamo calcolato che farai rientro nella dimensione giusta. Passo.
– Meraviglioso, pianeta Terra. Ricevuto e confermato, passo e chiudo.
mgs