
La vita non è un gioco ad essere i più potenti, più ricchi o chissà che altro. Quindi ora basta, lasciatemi in pace. La vita è una sfida? Boh! Ci vuole coraggio, però. A guardare il dolore in faccia, voglio dire. Non che ti sia indifferente, come potrebbe essere altrimenti, ti chiama. Eccome se ti chiama. Fai capire che non gradisci il suo interesse, voltandoti dall’altra parte. Ti richiama, ma non hai orecchie per sentire. Poi ti giri di scatto: “Che diavolo vuoi da me?”, rispondi piena di paura e rabbia, nient’altro. Non ce la fai, pensi. La tristezza del mondo trova quasi sempre il modo di raggiungerci, diceva uno scrittore, così anche la sofferenza, che bussa alla spalla di sorpresa, come un passante, facendo finta di chiederti un’informazione. Perciò, girandoti per cortesia, lo vedi, occhi negli occhi. Ci vuole coraggio, sì. Altro non so.
Non so perché rimango a guardare il dolore che ha un volto di donna. In confronto sono grande come una mollica, eppure non abbasso lo sguardo. Non potrei, neanche se lo volessi. Sto qui per curiosità, per quale motivo? Sospetto che qualcosa di quegli occhi sia anche nei miei, da prima, non da ora che li fisso.
Io non ti taglierò la testa, innanzitutto perché un po’ di te è anche in me. Soprattutto vorrei sapere qualcosa in più. Di che? Ma di questo dolore insostenibile, per esempio. Io ci provo a fronteggiarlo, non per molto ci riesco. Ho bisogno di fuggire, andare via. Cerco un conforto, che è effimero, certo. D’altronde non posso fare di meglio. Ho bisogno di rifugiarmi nel cuore della notte, quando il silenzio culla le paure e si trova quasi sempre una carezza nei ricordi, nei pensieri. Allora, se dovessi incontrarlo ancora e se si piazzasse di fronte in pianta stabile, io andrò ad abitare su un faro, da sola, lontana da tutto e tutti. Inizierei così uno sciopero dalla vita, senza soluzione di continuità. Quindi, il piano B ce l’ho.
Il mostro mi guarda dirigendo il dolore, che diventa una verità assoluta. Rimesta nelle viscere, come l’aquila di Prometeo, reo di tracotanza per aver donato il fuoco agli umani. Bisognerebbe precisare che tanto mostro non è. Comunque, sono pigra e pacifista, soprattutto pigra, anche per questo non mi sogno di tagliargli neanche un serpentello dei suoi capelli. Mi confonde le idee, smantella i pregiudizi, intendo quelli che le attribuiscono il peggio. Secondo me si avvale della capacità di suscitare malia e orrore, ambiguità di fondo che le ha fatto guadagnare una brutta nomea.
Adesso guardo in fondo agli occhi di Medusa e lei mi ripaga così, pensando di farmi un bel regalo!