Il freddo

Questo aprile mi è sfuggito tra le dita, penso. Così stabilito, faccio per rientrare. Dalla finestra guardo la grande luna di maggio, che si matura nel cielo serale colorato di blu. Il tempo dei giorni è vivo più di tutti i tempi conosciuti, sgorga da una fonte invisibile, ma ha un ritmo in battere. Con il suo fare rassicurante non imbroglia né si avvale del ricordo per cambiare le carte in tavola, com’è di consuetudine per il ritmo misto del tempo lungo degli anni.

Oggi il cespuglio di lavanda fiorito è baldanzoso, perché ha una vera e propria giostra di api che gli svolazzano intorno. Dalla macchina vedo la chioma dei pini cui fa da cornice il cielito lindo. La segnaletica stradale indica che questa è la strada giusta, sotto alla scritta generica, ma efficace, nella stessa direzione campeggia la via per ritrovare un amore sopito. Succede tutto insieme, inaspettatamente e, in disaccordo con quello che dovrebbe essere l’ordine cronologico degli eventi, si mantiene un’armonia speciale. Se esistesse il comandamento di possedere tutto e infatti esiste, anche il tempo sarebbe una legione da conquistare, non da vivere. Possederlo, per non sprecare neanche un attimo, spremerlo tutto fino al raggiungimento della completa affermazione di sè. Dopo un’attenta analisi dei compiti da portare a termine, potremmo procedere con la spunta.

Quando conta soltanto essere operativi h24, eseguire dei doveri, tenere tutto a mente, ritrovare la strada giusta significa che anche stavolta si è evitato ciò che si avverte come un pericolo, cioè il fatto di perdersi. Cosa che accade se, per esempio, scandagliando il fondo dei ricordi, emerge l’eterno fanciullo o fanciulla, dal cui incontro non tanto casuale intuiamo che non volevamo affatto quello che pensavamo di volere? Allora cominciamo a capire, prima di tutto che ci siamo persi da tempo, senza rendercene conto.

Le cose però non sono mai facili. Uno può pensare che facendo un fischio, si ritrovi il proprio bambino interiore, come fosse un cane che sta scorrazzando altrove. Una volta riacciuffato si può finalmente campare alla grande, rallegrandosi del contatto magico con le meraviglie del creato. A quelli che hanno l’abitudine fanciullesca di esprimere sul diario un loro desiderio, il giorno dopo, rileggendo, potrebbe venire da scrivere ‘confermo’, tanto il web li condiziona. Sempre loro, quelli con abitudini fanciullesche, forse credono che basti cliccare su ‘invio’ per avere la certezza di una risposta, ovviamente positiva, alla richiesta inoltrata. E magari ci provano, non si sa mai. Se pur con le tue abitudini frequenti per necessità uno di quei luoghi in cui si fa tutto da soli, come le lavanderie self service, potresti avere l’impressione di essere approdata in un porto franco, in cui, inebriata dal profumo intenso di bucato, le cose della tua vita ritrovano magicamente il loro ordine. Ma la realtà è un’altra, infatti.

Le persone che hanno difficoltà a diventare grandi si confondono, sono mascherate da grandi, indossano abiti impegnativi, finti trasandati, oppure proprio trasandati e si muovono nel mondo del quotidiano dissimulando la fatica o la riluttanza a crescere. Li immagino rapiti alla vita cui sono destinati da creature fatate: maghe e maghi bricconi, che li trattengono a sé, perché non vogliono perderli per sempre. Magari ce la mettono tutta, eppure stanno lì, sul loro albero o attorno a un falò come creature selvatiche, per decine di anni, mentre le famiglie dicono di cercarli e non li trovano mai. Vivono senza i confort cui erano abituati, spesso alla giornata, reinventandosi di continuo, con la paura e anche la voglia di realizzare se stessi, per infine diventare adulti.

Penso a ciascuno di questa moltitudine, nel momento in cui rievoca il tempo precedente al rapimento e sente distintamente il freddo che faceva allora.

mgs

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Ho 48 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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