C’è trucco e trucco

Questo trucco non ci vuole stare sulla mia faccia, si sente estraneo, vuole staccarsene e tornare nella trousse o direttamente nel batuffolo di cotone, meta ultima del suo percorso giornaliero. Certe volte scivola sulla palpebra come se andasse da sé, perciò dovrebbe essere fiero di iniziare, invece ha voglia di fare tutt’altro. Ieri era silente, è rimasto ben saldo ai miei occhi. Oggi vuole dirmi qualcosa e gioca come quei trasferelli dai bordi ballerini che usavo da bambina.

Che abbia preso la matita sbagliata, penso. Senza offesa per le altre, lo dico con gentilezza, tanto so che tra loro non bisticciano, anzi stanno nel bel sacchetto, accettando una rimescolata di tanto in tanto. Per dire, se la matita verde capita in bella vista, le altre non protestano. Matita e rossetto rossi sanno di avere una corsia preferenziale, ma non ne approfittano. La sobrietà dei modi è quello che apprezzo di più in loro. In fondo fanno parte di una comunità pacifica di trucchi, gli unici a sapere quanto sia faticoso rendersi presentabile certe mattine.

Io ti capisco, caro mio trucco ribelle, compagno sempre presente nella quotidiana ristrutturazione dell’immagine accettabile da portare fuori da questo bagno con specchio. Capisco te e lo specchio, tuo fedele alleato, perché anch’io di fronte a voi non mento. Sono molto contenta del vostro bel carattere peculiare, poiché ho il piacere di avere con me il trucco che non inganna. Qualità che, diffondendosi nel cesto, al resto degli accessori, ha smussato i difetti di uno specchio per sua natura ambiguo, ha reso docile il pettine e non come si sarebbe aspettato i miei capelli a lui. Ha fatto in modo che lo spazzolino abbia stretto amicizia con il filo interdentale e che mi sia simpatico servirmene. La prossimità con la crema per il viso l’ha resa abile a rimettere a posto i miei lineamenti, stirando le pieghe un po’ sbilenche prese nel sonno. Se c’è qualcosa che mette a disagio i trucchi, questo qualcosa è il temperino. Le matite hanno poca simpatia per lui. Il temperino, peraltro chiuso in un armadietto, sta al trucco come noi all’orologio o a una clessidra logorroica che dice: ’Sta passando un attimo, ancora uno e poi un altro…’. Uno stillicidio. Ogni tanto la matita nera molle e leggermente glitterata si stravacca fuori dai bordi dell’occhio, cioè sconfina. Sembra ricordi un mestiere scomparso, quello dei guerrieri, quando si tingevano la faccia per andare a combattere. Allora il segni neri sparsi sul viso servivano a spaventare l’avversario, ad evocare un dio, o meglio, ad incarnare una forza e un coraggio sovrumani. Ora i trucchi rammentano i vecchi tempi, comprese le cerimonie e i rituali religiosi. Forse è per questo che adesso cercano di togliersi di mezzo e lasciare la mia faccia nuda davanti allo specchio.

La mia faccia appare quella della bambina che ero, la quale mi domanda cosa voglio. Subito penso agli ibiscus, al cielo azzurro sopra alla testa e all’aria leggera. Non so se esistono ancora desideri del genere. Le tante me che sono stata se ne sono andate via, lasciando il posto alla ragazzina degli ibiscus.  Tuttavia, lo specchio non abbandona mai la sua indole, cosicché davanti a lui non si è mai sicuri di ciò che si vede. E’ per questo che all’improvviso capita di sorprendersi, scorgendo un volto inatteso. Succede come quando ti giri sovrappensiero e vedi il tuo riflesso in una vetrina, sapendo solo in quel momento come ti senti davvero. Un’espressione fugace ai tuoi occhi e ben visibile a quelli degli altri, ma poco importa degli altri. L’unica cosa che ti chiedi è se sei così. Alla luce dei fatti, quei segni marcano lo sguardo di spavento, dapprincipio attributo del nemico. Dunque, ora il nemico e il guerriero sono la stessa persona. Allora, potrei essere una guerriera, oppure un essere spaventato di natura che si fa guerriero. La metafora bellica riduce gli attori a impersonare solo due ruoli e non funziona così, almeno non adesso. Nel garbuglio degli avvenimenti i miei alleati mi rincuorano. Ancora fa capolino la metafora bellica, lo so. So anche di non poter stabilire con chi si alleino di preciso, se con la guerriera o con quella che ha paura ma deve lottare lo stesso. Questi sono cavilli che hanno poca importanza. Conta invece constare di essere fortunata, poiché ho un cestino dove alloggiano i trucchi, che mi aiutano a sentirmi come mi sento e che mi accompagnano da una vita, come in un rituale che si rispetti. Sì, insomma, trattasi di quelle piccole cose che rendono speciale la vita di ciascuno.

mgs

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Ho 48 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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