Cuore in corsa

‘Per favore, fatemi passare, spostatevi’, Stella grida, mentre attraversa i vagoni del metrò. Cammina velocemente, come se il convoglio non finisse mai. Capelli arruffati e in testa l’idea di arrivare. ‘Dove vai, resta ferma, fai come noi’, le dicono i passeggeri: cappotti e giacche con dentro carne semiviva. Gli mette un dito sotto il naso per sentire se respirano ancora. Le sopravvivenze indolenti  si aggrappano ai sostegni del metrò e all’energia altrui. Le certezze-zavorre contro la libertà, che implica la possibilità di una scelta e per loro è un fastidio. Stella cammina con gli occhi vispi e lascia alle sue spalle quelle raccomandazioni ingannevoli.

Stella, un nome da fiaba popolare, ha i capelli proprio arruffati, mica un prodotto sintetico, ossia quella finta trasandatezza dei molti che evitano il pettine come fosse il demonio. No, lei si pettina e più si pettina, più i suoi capelli si arruffano. Le sta accanto un uomo che asseconda il movimento della carrozza. Ha un paltò blu, è alto, non più ragazzo, ma con quello sguardo. Gli uomini, generalmente, hanno due occhi, un naso, una bocca e due orecchie, ma non sono tutti uguali. Per le donne è lo stesso. Le sembianze limitano e di molto il contenuto. Al contrario i luoghi sembra che incidano di più sulla fisionomia e sul carattere. Stella, da ragazzina, pensava che gli occhi a mandorla e la pelle nera fossero una conseguenza del posto, perciò, uno nato in Italia, avrebbe avuto caratteristiche fisiognomiche tipiche di questo paese, pur avendo genitori stranieri. Di conseguenza, c’erano luoghi in cui era sconsigliabile nascere e altri in cui era più vantaggioso. Poi, ha scoperto la fortuna di essere femmina, ancora viva, anche se nata in Italia. Qui, l’autostima delle donne è a rischio solo quando urtano contro la morale imposta, invece è intatta quando si sottomettono, vengono maltrattate e puliscono il culo all’umanità. I meriti sono prerogativa della discendenza, della parentela e qualcun altro ci mette una specie di copyright, ma se una li vuole per sé non ha neanche una patria. Tanto quelli che odiano ideologicamente il pettine, quanto gli altri, che per farsi la riga prendono la squadra, sarebbero pronti a giurare che noi non siamo arretrati e le donne mica hanno il burqa. No, certo. Stella ha capito che alcuni maschi sono soliti inventarsi dei motivi per sentirsi superiori agli altri e tra questi altri ci sono le donne. La faccenda è spinosa, come lo spuntone che hanno nel fianco quelli sull’uso controverso del pettine e pare non lo sentano. Però, questa idea del luogo quale elemento determinante e sovrumano non è male. Cosicché, se una volesse gli occhi a mandorla, potrebbe andare in estremo oriente, la pelle nera in Africa e, magari, per la musica nel sangue potrebbe azzardare, andando sulle rive del Mississippi, ad esempio. Semmai ci si stancasse degli occhi a mandorla e della pelle nera, si potrebbe ritornare in Europa, guardando con scetticismo la ‘normalissima’ Italia oppure, nel caso di avvenuta trasmissione della musica nel sangue, stare qui gridando al miracolo.

Stella si pone di fronte all’uomo. La faccia è come tante altre facce, ha due braccia e due gambe anche lui. Supera le pieghe del volto e poi il volume del corpo. Va oltre, per cercare ciò che è nascosto dalle impronte livellatrici, che non contraddistinguono gli individui. Finalmente, il vagone arriva dove iniziano le cose, le idee diventano fatti e le parole storie. Sono, ormai, loro due soli e l’uomo inizia a raccontare di una donna che ha il vezzo di cantare. ‘C’è un popolo in un popolo’, dice, ‘in un paese scaldato dal sole, dove maschi e femmine sono attratti gli uni dalle altre. Ma non sanno cosa sia l’amore. I capelli delle donne, come organismi viventi dotati di volontà, eseguono movimenti impercettibili e armoniosi, gli occhi degli uomini sono privi di violenza. Si avvicinano e si baciano di gioia, per allegria e inquietudine e non hanno bisogno di dare nomi altisonanti ai loro sentimenti. Poi, capendo qualcosa che non sia soltanto il sentimento della vita, annaspano nei vuoti, tendono le braccia per toccare i corpi, si prendono senza aversi mai. È slancio verso il mondo, a volte, si ritrovano esattamente e lo chiamano Amore’. L’uomo continua, dicendo del giorno in cui ha regalato una delle sue storie alla cantora. Lei, vedendo il suo cuore in quello di un altro, si mise a correre. Corse forte, scuotendo il capo, sparpagliando i pensieri tutt’intorno. Attraversò le auto con un balzo, scavalcò steccati e continuò a correre. Corse ancora, più forte, ridendo. Col fiato grosso, si fermò quando sentì diluire l’incontenibile sentimento di gratitudine e di felicità che aveva dentro di sé.

Stella è nel metrò e cammina velocemente. Grida agli ectoplasmi di spostarsi. Inizia a correre. Arriva in un luogo splendente di sole, dove si sente un canto di uomini con gli occhi privi di violenza e i suoi capelli iniziano a danzare.

Manuela.

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Ho 40 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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