L’estate di Luca.

Luca raccoglie la sabbia, con la mano a paletta improvvisa una clessidra Il viso ha il broncio scolpito. L’aria densa di salsedine arruffa la frangia, resta nelle ciglia folte. Luca fissa la tempesta di sabbia: un piccolo terremoto nella sua mano. Si trastulla, come i semplici che contemplano lo scorrere del tempo. Gli adulti, variamente impegnati nei trastulli da salotto, passano il tempo perdendolo. Lui lo contempla. Nessuno avrà da ridire fino alla maggiore età. Al compimento dei 18 anni raggiungerà l’età della ragione e del voto. Tanto più ci si avvicina alla fatidica età della patente, quanto più la visuale si restringe, per finire nell’imbuto asfissiante del ruolo e della funzione previsti dalla società per il/la giovane gagliardo/a e di belle speranze. Una specie di vicolo cieco, da cui, una volta entrati, è difficile uscire. Da giovani le priorità che contano sono diverse. La realtà molteplice implica il tempo vuoto, che non è vuoto per niente. I visionari, i giovani, gli artisti, insomma tutti quelli che non possono non pensarla bene, perché a pensarla male ci pensano gli altri, non lasciano incustodito il tempo vuoto. Le identità in formazione, per esempio, lo riempiono senza fare nulla.

I granelli di sabbia scivolano dal palmo della mano, sembrano l’amalgama della pasta di nonna. Nel tegame ci va la farina, le uova, il latte e lo zucchero. La nonna, Luca l’avrà vista un milione di volte mescolare l’impasto. Lei ha le braccia muscolose. No, macchè palestrata, la nonna s’è fatta i muscoli col tempo. Da ragazza andava a lavare i panni al fiume, con le altre. Avevano tutte le sottane, le gambe coperte da calze di lana e le mani rosse dal freddo. I bicipiti della nonna sono il prodotto di anni difficili. Qualcuna adesso direbbe: ‘Poverina’, ma chissà chi è veramente povero, nel suo paese è povero chi non si può permettere una lavatrice. ‘Poverissimi’, direbbe la nonna a proposito dei diversamente debosciati/e, possessori di cose e smaniosi di salire la scala sociale, che tenterebbero un golpe politico sollecitati da minacce sobillate per pericoli inesistenti. Prodotti del benessere in lamiera, cemento e cellophane, che dire, mica le puoi schiaffeggiare. Nel tegame evocato dalla sabbia-clessidra la nonna ci mette il cioccolato oppure il liquore, a seconda del dolce da preparare. Succede così anche con le persone, ma non con tutte. Ti impasti, sì. È il voler bene a mescolare, ma se un ingrediente viene a mancare strappa via tutto e tu rimani senza quell’elemento che è parte di te. Lo strappo è fisiologico, il dolore pure, come il broncio a 17 anni. L’estate di Luca scorre dalla sua mano, simile alla sabbia che scandisce il tempo, compie volute ardimentose e ritorna su di sé come una novità.

‘Luca, Lucaaaa!!!’, gli amici lo chiamano. Daniel, Adele, Raphael, Yasmine, Fatima e Ibrahim, sbucano dalla collina e gli corrono incontro. D’estate i ragazzi e le ragazze fanno a cambiare il mondo, ma solo i giovani stanno al mare, davanti alla terra di Atlantide, dove gli adulti non possono arrivare.

Manuela Grillo Spina

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Ho 40 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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