Il mondo di lana.

Vesto bene o vesto male?. I vestiti sono maschere, finzioni che hanno un’utilità sociale. Mi vesto, sono autorizzata a circolare nel mondo, facile facile. L’immagine conta, la gente dà importanza ai vestiti, interpreta anche quelli come un tutto, per trovare una logica confortante e sottile sottile. La moda determina l’abbigliamento. La moda è utile, fa riconoscere le persone a prima vista, pertanto inganna, infatti si dice che l’abito non fa il monaco. Infatti, che ne sa la gente di un abito, bisognerebbe chiederlo al monaco. Una gonna o un vestito aderiscono al carattere, alcuni più di altri, e lo sai solo tu. Ben presto te ne accorgi, mentre molto di rado fai caso ai vestiti che ti mettono addosso gli altri. E lo fai tanto più malvolentieri quanto più gli indumenti non combaciano con quello che sei veramente. Eppure, una gonna di lana prende la piega dei tuoi passi, come l’allegro indugiare ai pensieri senza guerra. Il mondo fatto di lana è popolato di sole che filtra tra le fronde e da alberi che spandono giovinezza in ombre e luci. Non si mette mai in lizza per ottenere il certificato, nonostante ciò esiste affianco al traffico, alle lancette che scandiscono un tempo sordo e inesorabile. Chissà se hanno ragione quelli che dicono che per fare la rivoluzione servono le bombe. Sarà l’incedere calmo nella devastazione, nel fragore dei bastoni dei padroni strusciati sulle gabbie degli schiavi, tre le urla bestiali, sarà questo la rivoluzione?. Tolgo i vestiti che non ho mai messo.

Vivere, come si dice? L’immagine del cuore che pulsa è generica. Dalle molte vite vissute cucio immagini recenti. Voce, ritmo, andatura. Il corpo dentro l’abito fende il vuoto. Il corpo percorre strade, è anche fuori, frizza a contatto con l’ossigeno. Un breve compendio prima di svoltare l’angolo, quindi attraverso la strada assieme al cielo. Il cielo: coperto di nuvole o sereno, un turbinio di foglie d’inverno. Sono i colori delle albe estive. L’incedere calmo brucia nelle strade a contatto con la gente che teme la rivoluzione. Produce immagini in gestazione come semi nella terra. La musica cambia in tonalità di mare che lambisce i miei piedi. Quante volte non ho detto: questo è il momento, l’attimo irripetibile. Ho agito, non l’ho detto. Passano gli anni, ascoltando i tg. Leggendo vivo, con le orecchie tese ad ascoltare anche il più lieve rumore che annunci l’onda. Tolti i vestiti che non ho mai messo, il mare avanza e diventa realtà. L’onda lambisce i miei piedi, sotto al braccio tengo gli ideali e i sogni con cui starci su.

Manuela Grillo Spina.

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Ho 40 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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