Idiozia.

Può succedere di avvertire un sentimento di continuità, di essere riflessa nel mondo circostante. Può succedere che, dopo tanto incespicare su identità ad uso e consumo della clientela che bazzica nel supermarket-mondo, cercandone e rimestando con enorme pazienza stralci adattabili all’ambiente, per cucirsele addosso, una scelga di imitare il modo di nascere, crescere e vivere della natura. La diversità biologica non è costrittiva, dunque è possibile adattarsi senza morire. La natura, cos’è? E qual è il mondo circostante? Certo la realtà non è qualcosa che metti in un imbuto, bisogna sempre scegliere. La natura è l’ambiente, con cui gli individui pensano di interloquire traendo il maggior guadagno con il minimo sforzo? Oppure la natura è qualcosa da ignorare passandoci accanto?. Quelli che sfiorano i paesaggi, li sfiorano con sguardi vuoti. Poveri paesaggi, o poveri quelli. Poveri, ormai non gli dicono più nulla.

La natura esiste, è un orizzonte di senso. La natura non sempre è accessibile come il collegamento ad internet. Anzi, la bellezza ama nascondersi, ma mica lo fa per dispetto. Forse è perché la natura non è natura se non ci si mette del proprio. Il lampo e la tempesta, diciamo che hanno la funzione di destare la coscienza del soggetto votante. Diciamo così, per parlare il linguaggio comprensibile alla maggioranza, che capisce un qualcosa che serve a qualcos’altro. Al cospetto della natura il/la cittadino/a dello Stato democratico è esonerato dall’esercizio del diritto di voto, un diritto alquanto inutile in prospettiva di un corretto uso della democrazia. Perciò, Il soggetto votante non sa che fare, non è abituato a sentire, ma a fare qualcosa o a non farla, a pensare e desiderare ciò che deve pensare e desiderare, egli non sente un sentimento che lo scuote. La natura ama nascondersi, ci deve essere un motivo. Questo motivo risulta chiaro, poiché la natura è maggiormente ignorata nei luoghi dove più è presente.

Dapprima è silenzio e poi parole da cercare. Vedo la bianca luce del mattino che non indugia, anzi si spinge oltre la coltre scura della notte. La bellezza è un dialogo costante, spesso mi chiama. Perché è più attraente il mio cane quando mette il muso nella cassetta di legno dove razzolano i pulcini pigolanti che si ritraggono, ma non sono impauriti. E’ più attraente il comportamento del cane che le scaramucce, le scenette da operetta che bollono nel pentolone del quotidiano. Io, che guardo divertita un quadrupede affettuoso e dei pulcini sfrontati, come un’idiota mi diverto. La bellezza ama nascondersi e infatti si nasconde. Solo alcuni possono vederla.

Manuela Grillo Spina.

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Ho 40 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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