La cucina nuova.

Per le violette fiorite.

Chissà come sarebbe la mia vita se le persone che ho accanto mi dessero ragione quando ho ragione e facessero lo stesso quando ho torto, cioè mi dessero torto dopo avermi ascoltata. Non come adesso che neanche ho finito la frase che già mi contraddicono. Chissà perché dicono tutti di capirmi molto bene, annuendo come chi la sa lunga, e poi mi fanno dire la stessa cosa dieci volte. Lara si domandava tutte queste cose mentre era in cucina. Una cucina bella, tutta colorata, di quelle cucine che si comprano nei grandi magazzini a poco prezzo, così dicono. Sì, insomma quelle cucine delle sit-com, dove c’è una lei sui quaranta, con figli e marito fuori scena, che sdrammatizza sulle cose gravi e fa ridere con arguzia per il resto. Mbe’, questa non è una sit-com, con un ritmo di battute esilaranti ben cadenzato, che rendono interessante anche i momenti in cui sei in cucina da sola e non sai che fare. Veramente non sai neanche a cosa pensare, mentre lì, nelle sit-com, il copione te lo scrivono. Certo, son tutti buoni a fare così.

Questa cucina nuova è il simbolo di una nuova vita o il prosieguo della vecchia in posti nuovi? Lei aveva sperato con tutta se stessa che un giorno, cioè il giorno in cui avrebbe abitato con lui e avuto quella cucina, le cose sarebbero andate meglio. Anzi, sapeva che sarebbe stata tutta un’altra cosa. E aspettava quel giorno per vivere di nuovo, essere felice, cantare se sentiva una canzone alla radio e ridere sguaiatamente se lo desiderava. Perché tutto questo era svanito nel nulla? Mbe’, forse perché, se l’avessero ascoltata veramente, avrebbe avuto il tempo per fare se stessa e non per spiegare agli altri i motivi della sua presenza su questa terra. Mica fantasticava solo Lara, eh, no. Infatti, quando lui parlava della nuova casa dotata di cucina glamour citava le tende dei Simpson, sì, quelle con le pannocchie. Così le aveva detto e lei aveva pensato che anche lui sognasse quel giorno. Perché entrambi non avevano potuto vivere la vita che volevano? Le ragioni erano diverse, endogene ed esogene. Cominciamo dai fattori esterni. Innanzitutto c’erano state varie intrusioni, difficili da gestire e da tenere a bada. Poi un dì Lara si rese conto che l’amore era possibile solo in rari momenti, e che una volta passati le facevano sentire un’immensa nostalgia di loro due. Subito dopo e nei giorni a venire, lei lo cercava nell’uomo che aveva di fronte e che non era più quello. Cercava i suoi grandi occhi neri mentre la guardavano tutta, proprio tutta. Quel modo di vedersi le scioglieva il cuore. L’amore non è fatto per vivere su questa terra, pensava. Almeno facesse uno strappo alla regola, accontentandosi di stare in questa cucina più a lungo possibile.

Manuela Grillo Spina.

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Ho 40 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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