Luoghi di finzione

‘L’allégorie de la simulation’, L Lippi (Firenze 1606-1664) da Wikipedia

Ciabattare fa tendenza nei corridoi degli uffici, s’accompagna alla camminata rapida tipica dei nativi. Quest’ultimi, tesi come manici di scopa, tengono la testa leggermente piegata da una parte, come se gli impegni gravosi che sono obbligati ad assolvere pesassero solo da quella. Le donne sembrano ancelle, tanta è la leggiadria nel portamento. Gli uomini assomigliano a domestici in livrea, dall’andatura cadenzata e dimessa, come da contratto. Si tratta di gente eletta, che vive di luce riflessa, insignita di onori che noi mortali neanche immaginiamo. Quando veniamo a contatto con le alte sfere della vita che si svolge nella sconfinate lande della burocrazia abbiamo un po’ di soggezione, un sentimento misto all’ammirazione, per il loro fare etereo da una parte e fantozziano dall’altra. Forse, al varco li aspetta una pianta di ficus benjamin, solenne come un portiere silenzioso e onnisciente. Per la precisione gli uomini non ciabattano, essi procedono alzando e abbassando la testa ritmicamente, spesso sono assorti in pensieri di massima importanza: cosa gioco al picchetto, stasera che fanno in tv, Claudio c’ha dato buca al calcetto. Le tribù che popolano i locali pubblici e privati dell’efficienza moderna pare vivano in un altro mondo, per questo burocratonia è la terra dell’eden, dove tutto diventa facile. Gli abitanti danno consigli, col sorriso sulle labbra. Si tratta di soluzioni a problemi che abbiamo solo noi forestieri e che, sia per il livello di conoscenza sia per l’empatia degli autoctoni, sono del tutto assurde e irrealizzabili. Ma a loro poco importa, ciò che conta è solo l’enorme mole di lavoro da smaltire, che eseguono con calma filosofica e un po’ canzonatoria. Puoi soffermarti a lungo in queste zone dell’essere e del non essere, in cui la fatidica domanda risuona da lontano. Dipende tutto da quanto tempo ti fanno attendere. Più sosti nella terra promessa tanto più ti fai un’idea sul niente che gliene importa del resto del mondo.

Gli abiti delle signore denotano un certo gusto: ciondoli e charms ravvivano l’ambiente e suggeriscono che loro sono glamour, spensierate, allegre come gli accessori di cui si ornano. Inoltre, tentano di proporsi come ideale assoluto di una qualsiasi, che esce da casa spettinata, in abbigliamento modalità arlecchino, cioè con colori accostati a caso. Queste donne possono entrare struccate e uscire dal bagno dell’ufficio con un look perfetto. Ciò accade per pura magia. Mentre si sosta in anticamere viene da pensare alla loro esistenza. Sicuramente hanno la colf. Nel giorno della domestica l’abitazione è una piazza d’armi, ma tanto pulisce lei. Gli uomini vantano macchine nuove, sport costosi che praticano per i figli, così dicono. L’abbronzatura d’estate è un must per tutti, uomini e donne, che si alzano dalla sedia dell’ufficio e interpretano il ruolo di gente in vacanza nei luoghi di vacanza. Naturalmente, le stanze sono tappezzate di disegnini di bambini dolcissimi. Frasi e aforismi sulla vita, sull’amore capeggiano qua e là, poiché, dietro la facciata da impiegati, batte un cuore che pulsa sangue e saggezza. Quando passano nei corridoi, c’è quasi sempre una persona che parla e gli altri che ascoltano, deve essere il capo branco con il branco. Se si muovono a due a due, si salutano cordialmente. Il più debole lo riconosci, è quello preso di mira da tutti, se lo smangiucchiano piano piano o lo divorano in un boccone come fossero t-rex. Se una risposta non soddisfa l’utente, è l’utente il problema, oppure ha sbagliato qualcun altro. Nel caso risolvano il problema, devi stare al gioco e glorificare l’addetto/a, politicamente corretto parlando. In questi luoghi non c’è realmente un capo o un padrone, che poi la figura del capo è un po’ da cafoni  e non sia mai. No, qui ci sono tanti feudi, dove i feudatari, i vassalli, i valvassori, i valvassini e i servi della gleba condividono alcuni privilegi in proporzione all’importanza del ruolo. Soprattutto la deresponsabilizzazione nei confronti dell’operato è qualcosa da imparare subito, anche perché i problemi degli altri sono degli altri.

Nelle tribù in considerazione o si è smart o non si è niente, s’intende. Le donne hanno dita delicate, con cui si sistemano i capelli dietro le orecchie. E’ tutto un profluvio di gentilezze ostentate anche nel tocco sugli schermi degli smartphone, su ci poggiano dita gentili e però unghiate. Vezzi che evocano dialoghi fatti di immagini e messaggi insulsi. Un miscuglio di chiacchiericcio, frasi ad effetto e raffinatezza debordante rappresentano pezzi pregiatissimi nella vita di società. Gli uomini praticano anche loro, sfoggiando una manualità eccezionale. Talvolta si battono il petto, alzando in due una stampante da tavolo. Di delicatezza formale si tratta, non sostanziale. La differenza è difficile da dire, te ne devi accorgere. E’ un po’ come quando vorresti graffiare l’altro con una frase sgradevole, invece svicoli alla tentazione malsana e parli di banalità. Questa è la delicatezza sostanziale, almeno per me, che faccio fatica col politicamente corretto. Ma a burocratonia tutto è esteriorità, velocità di un click, ciò che conta è il racconto della realtà proposta da qualcun altro non la realtà vissuta e raccontata da ciascuno. Perciò, conta la forma. E’ importante saper eseguire gli ordini, le parole svuotate di senso, meglio se sempre le stesse. Così come conta essere pettinati, essere allineati, non fermarsi mai a riflettere. E’ di moda dire male del sistema e, allo stesso tempo, campare con il sistema, per fare bella figura, mostrando lucidità e ponderazione di giudizio.

A burocratonia nulla di tutto ciò risulta stridente, ipocrita, illogico o contraddittorio. Semplicemente è nell’ordine  delle cose, poiché c’è un ordine  non sovvertibile. Invece, la vita fuori di lì è perlopiù affidata al caso, cui noi forestieri cerchiamo faticosamente di dare un senso.

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Ho 48 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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