Vivere in una favola

Le signore ingioiellate, ben truccate e ben vestite, raccontano a tutti di cucine sopraffine. In casa sfacchinano come matte, ma quando escono sembrano Grace Kelly. Te le immagini a mani unte, sudate, in tuta e grembiule impataccato, a spadellare per gratificare il palato dei cari. Come per magia, si trasformano in principesse. S’aggirano tra di noi, parlando con i conoscenti delle loro fatiche culinarie, senza lasciar trapelare lo sforzo. In quei momenti m’appaiono simili a ballerine sulle punte. Sono perfette quando escono, tanto è vero che non pare vera la loro versione casalinga. Dal fruttivendolo se ne vanno verso casa, con enormi buste di verdura, indossano completi di lino e collane appariscenti, rossetto, smalto e tutto. A volte, caricano un’enorme spesa in macchina, con il solo aiuto del commesso del negozio, lasciandoti ancor di più a bocca aperta a causa dell’impiego della tecnica che loro sanno condurre, il che le fa moderne e forti due volte. Cosa indosseranno quando laveranno le verdure e quando le cucineranno? Saranno le stesse, oppure si impadronirà di loro lo spirito di un donnone di altri tempi? E’ questa la loro essenza e quella che portano in giro solo una maschera? E’ possibile che abbiano consultato gli esperti della vita altrui, coloro che sanno come dovresti vivere la tua, cosa dovresti fare e non fare. Questa fortuna di regola andrebbe anche apprezzata, cioè la fortuna di conoscere gente dalla genialità indiscussa. ‘Dovresti essere un po’più così e un po’ meno cosà…’, è il monito. Teste scrollate in atteggiamento di diniego. Che pazienza, sembra dicano. Che infinita bontà devono aver avuto quegli individui speciali, per metà uomini e per l’altra metà divini, a tenermi in vita lo stesso.

E’ meglio mostrarsi d’acciaio ed evitare accuratamente fastidiose intromissioni. Così devono aver pensato le signore principesse fuori casa e cenerentole dentro e, negandosi l’aiuto che avrebbero desiderato, non hanno pagato il pesante dazio. Non hanno dovuto abdicare a favore del soccorritore, perché, in fondo, una donna non è mai veramente padrona della propria vita. Se una donna forte chiede aiuto una volta, significa che non sa fare niente. Se una donna non è forte, è normale, dunque, va aiutata volentieri. Con tutta tranquillità uno direbbe che  i cari di queste amazzoni della spesa potrebbero accontentarsi di uno yogurt a cena o di un panino, per vivere tutti felici e contenti. Ma le cose non vanno così nella vita vera, dove esistono più personaggi in tinta con l’azzurro che nelle fiabe. Principi e principesse, fate turchine e cavalieri fanno cose grandiose, degne del plauso dei mortali. Non metto in dubbio che ci siano persone del tutto inadeguate a seguire le orme dei grandi e a compiere gesta memorabili. Se trovassi per caso un mantello azzurro, me lo metterei su e poi si vedrà. Certamente è innegabile, una volta indossato l’abito fatato, la persona risplende di luce propria e compie azioni eccezionali, che vengono valutate diversamente in base a chi le compie. Se sei donna il fatto di occuparsi della famiglia è qualcosa che ti fa entrare nell’empireo delle grandi e se fosse quotata in borsa diventerebbe l’occupazione principale degli uomini. Invece, lavorare duramente rientra nella ruotine. E’ un eroismo invisibile, come ce ne sono molti. Se a ciò aggiungi il fatto che sei disposta a metterti in macchina col sol leone per macinare un centinaio di chilometri ed arrivare ad innaffiare le piante dell’orto, poi la mattina non hai voglia di temperare le matite del trucco, la mostra dei muscoli non è nient’altro che una gaffe.  Ciò ha l’effetto di una forte stonatura e addio empireo delle grandi. Sei solo una persona normale che fa una cosa da dio e un’altra mossa da inerzia. E’ così, ma per fortuna siamo born to be alive. Io ho un mantello usato, credo sia appartenuto a mia nonna, la quale aveva ben chiaro ciò che fanno gli uomini e ciò che fanno le donne, ma spaccava la legna che sembrava wonder woman. L’autodeterminazione femminile deve essere inversamente proporzionale agli etti di unghie finte che si mettono, mia nonna la praticava senza saperlo.

Le cose che succedono nelle favole, quando accadono nella realtà, sono tutte un po’ sbilenche. In sogno mi è apparso un principe da cui mi facevo prendere in braccio. Si vedeva chiaramente che il suo status principesco era frutto di improvvisazione e, constatato l’affanno che il portami a zonzo gli causava, gli ho chiesto di farmi scendere. Magari ci fosse sempre qualcuno che t’ama senza pensarci, così come gli viene, che non ti promette d’esser il migliore, di fare cose eccezionali. ‘Fiore rosso, petali a cuore, brilla il colore e l’amore. E’ giallo e arancio, fiore che brilla sulla vita e sul pianto’, è la filastrocca infantile che cantava un matto per strada.

Ma cos’è la felicità? Assenza di dolore, vivere nella natura, apprezzare il canto degli uccellini? Oppure la felicità è stare distesi al sole circondati da caimani e non accorgersene? La felicità è qualcuno che ti vuole bene, fare gruppo, avere soldi, realizzare i propri sogni, fare un figlio, correre con un cane, guardare un gatto negli occhi, rinunciare alla felicità d’ordinanza ed esserlo lo stesso? Potremmo percorrere il tragitto da cenerentola a principessa e ritorno convinte di vivere in una favola. C’è chi si trova bene nel territorio di mezzo tra finzione e realtà, chi viaggia gratis e senza sforzo leggendo un romanzo ambientato nelle Ande.

La vita non è un romanzo, dicono. E’ vero. Nei romanzi esiste una vasta gamma di personaggi con difetti: un’umanità di tutto rispetto, imperfetta e affascinante, come gli alberi nodosi, piegati dal vento. Gente mai esistita che dice di essere triste, stanca, di avere paura. Gente che ha voglia di scappare, cui manca qualcuno che la proteggeva in tenera età. Nei romanzi ci trovi gli imbroglioni, i criminali, i poveri diavoli. Ma ci sono anche personaggi di grande statura morale. E poi i gelosi, gli avidi, i lussuriosi e i traditori. Anime belle e brutte. Sulla carta esistono tante umanità, tutte valide. Nella vita non c’è pietà per tutte, ma estremo riguardo solo per alcune. E poi nei romanzi si parla di felicità. Nella vita no, la si esige senza nominarla.

Il catalogo degli stili di vita da acquistare comodamente da casa è pieno di modelli di donna e di giovinezza prêt à porter. Basta scegliere. Nella vita reale metti e togli maschere tutto il giorno. Una la togli rientrando in casa, un’altra la metti. Fare buon viso a cattivo gioco è da sottomessi, inoltre dai e dai non sai più quale sia la tua di faccia. La finzione delle favole non ha nulla a che vedere con quella della realtà. Infatti, principesse si nasce, ma nelle fiabe lo si può diventare. il bacio del principe è il colpo di scena, previsto alla fine, in cui capiamo tutto, ma in quel momento lo svelamento chiude il sipario e lo dimentichiamo. Quando la morte appare in ciò che comunemente definiamo realtà, l’amore s’addensa tutto insieme, in una stanza d’ospedale, in casa, per strada. Siamo migliori di come siamo mai stati e di come saremo. Accettiamo tutto dalla vita, anche il minimo sindacale di felicità. E’ come d’estate o a vent’anni, nel picco più alto del nostro vivere. Dopo, in autunno o d’inverno, durante i giorni qualsiasi, torniamo ad essere quelli di sempre. L’addensamento d’amore si disperde in atomi. Grumi d’energia fluttuano nell’aria, corrono come stormi di rondini per assieparsi ancora dove la bontà di un’azione è così lucente da dileguare le ambiguità fisiologiche della vita di tutti i giorni. Campi magnetici si formano laddove c’è uno contento di farti ridere, oppure nella strada vicino casa, ad ascoltare il vento con il quattrozampe tutto cuore. Anche questa è una favola e s’avvera a suo piacimento. Non è il mondo rutilante di paillettes, pieno di notizie tossiche, prodi cavalieri da due soldi e regine che tirano fuori la corona dal cassetto per farsi un selfie.

Su un muro campeggia questa scritta: ‘Chi ci salverà dai brutti pensieri, dai sentimenti neri? Un principe sul cavallo bianco o uno cui domandi: ‘Balliamo?’, e lui ti risponde: ‘Amo’ so’ stanco’. Nella realtà i brutti pensieri se li porta via il vento, che s’impenna e ridiscende in strade invisibili. Nella realtà c’è chi partecipa, non vince e s’inventa valide alternative.

In un film il protagonista cede titoli nobiliari in cambio di denaro. Ovviamente, si tratta di una truffa, viene denunciato e addirittura arrestato. Dalla finestra del carcere grida: ‘Ciao, principessa’, alla donna che ha ingannato come gli altri, ma di cui s’è innamorato. Il film è: ‘Durante l’estate’, di E. Olmi. Le vere favole sono così: ti illudono in modo furfantesco, ma, a volte, cadono nel loro stesso tranello. Ci sono favole e favole, il bello è poter credere, giocando, a quelle che la sparano grossa.

About arcalibera.com

Ho 48 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s