La Felicità al Festival delle Scienze 2013

Al Festival delle Scienze 2013, a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, dal 17 al 20 gennaio, si parla di Felicità. La rassegna dà voce al dibattito intorno a un’idea, che ha le sue radici nell’antichità e su cui si sono interrogati molti pensatori e pensatrici. Il discorso sulla felicità ha un ruolo molto importante nell’ambito delle discipline scientifiche, dalle neuroscienze, alla biologia, dall’antropologia, alla sociologia. Filosofi, politici ed economisti si sono espressi sull’argomento in questione. Amartya Sen, premio nobel per l’economia nel 1998 e professore ad Harvard, nella serata di venerdì 18 gennaio, ha illustrato le contraddizioni e i conflitti generati dal sistema economico attuale. Nella conferenza dal titolo ‘Felicità e disuguaglianze’, introdotta da Luigino Bruni, il premio nobel ha spiegato i concetti fondamentali del suo pensiero sul tema della felicità, associata all’organizzazione politica ed economica degli Stati nell’era della globalizzazione. Il concetto di benessere, inteso come indicatore della qualità della vita, rievoca la frase di Robert Kennedy, pronunciata il 18 marzo 1968, nel discorso sulla ricchezza delle Nazioni e sul PIL il quale ‘misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta’. Tuttavia, le teorie di Sen, terribilmente concrete, come ha rilevato Luigino Bruni, permettono di sviluppare il dibattito, articolandolo sulle conseguenze prodotte negli ultimi 50 anni dalle politiche economiche neoliberiste. É vero che il PIL non tiene conto della percezione individuale del benessere, ma è anche vero che tale percezione può risultare falsata dalle crisi economiche e sociali che hanno investito e investono ampie fasce della popolazione mondiale. La felicità è un concetto difficilmente rilevabile non solo perché multidimensionale, ma anche perché, ciò che ognuno avverte come il proprio desiderio, in periodi di recessione, spesso è il risultato del livellamento verso il basso delle aspirazioni più profonde e più grandi. Per verificare il grado di felicità pro capite occorrerebbe tener conto della situazione economica e politica nei paesi interessati e delle relative conseguenze. A tale proposito Sen ci porta a riflettere sul concetto di benessere individuale, associato a quello di benessere collettivo e, soprattutto, sulla felicità che si esprime nel fare pratico. Quindi, affronta il tema sul piano dell’occupazione, delle relazioni sociali e politiche. L’accordo tra spinte individualistiche e le richieste di partecipazione democratica, quindi non conformista si trova nell’ambito esperienziale. In un paese con un’alta percentuale di occupati e che sa impiegare al meglio le capacità e le abilità individuali, si può constatare un buon grado di benessere. Così accade anche per le relazioni che i membri di una comunità intessono tra di loro. Allo stesso modo si può verificare l’efficacia delle politiche del welfare, le quali dovrebbero avere come obiettivo l’equa distribuzione delle risorse finanziarie nei vari settori. Amartya Sen guarda di buon occhio l’intensificarsi delle relazioni tra Stato ed economia sul piano organizzativo, a patto che né l’azione dello Stato né dell’economia siano autoreferenziali. A tale proposito distingue tra felicità e benessere, intesi in termini di calcolo utilitaristico e il concetto gramsciano di filosofia spontanea. Ciascuno è filosofo, cittadino/a partecipe e consapevole. Il premio nobel ha esaminato la situazione di crisi in cui vertono alcuni paesi europei e ha criticato i mancati accordi sul piano politico tra i paesi dell’eurozona. Inoltre, ha criticato il regime di austerità, i relativi tagli alla spesa pubblica e agli investimenti nei settori produttivi e per l’innovazione. Sen, a proposito di disuguaglianze, ha fatto notare che indignarsi va bene. Tuttavia, l’indignazione può essere condivisa, la miseria no. Se la popolazione europea è indignata con le politiche economiche degli stati di cui fa parte, la maggior parte della popolazione mondiale vive nella povertà. E, se gli stati e le organizzazioni internazionali considerassero veramente questo aspetto, dovrebbero avviare un lungo processo di trattative finanziarie e politiche. Il dibattito ha esplorato varie possibilità per valutare razionalmente il fattore felicità, per impiegare al meglio le energie future e della politica del futuro. Occorre trovare un modo di pensare il benessere sul piano della razionalità, cioè attraverso un pensiero che non pretenda di assolutizzarsi. Felici si nasce, forse è così. D’altra parte, la felicità non può essere interpretata come mera soddisfazione individuale. Sono queste le sfide che attendono i politici, gli economisti e la società già da ora. La conferenza tenuta da Amartya Sen è visionabile sul sito www.auditorium.com al termine del festival.

Manuela.

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Ho 40 anni, vivo a Roma, sono appassionata di scrittura
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